DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI FILOSOFIA CHIROPRATICA?

Le professioni sanitarie si basano tutte su scienza, arte e filosofia.

LA FILOSOFIA È IL PERCHÉ FACCIAMO QUELLO CHE FACCIAMO

Le professioni sanitarie si basano tutte su scienza, arte e filosofia. La Scienza è la disciplina che tenta di spiegare il meccanismo che porta al risultato, ci permette di ipotizzare una “cura” basata sull’obiettivo che si vuole raggiungere e sulla comprensione attuale del funzionamento fisiologico dell’individuo. Facciamo un esempio: se una persona non sta bene, magari ha una temperatura corporea elevata, un po’ di febbre insomma, e un carico virale al di sopra della norma (infezione virale) possiamo “scientificamente” ipotizzare che uccidere quel virus e abbassare la temperatura corporea sia la cosa giusta da fare. In base a queste informazioni e ipotizzando che il problema venga dal virus e dalla febbre è giusto intervenire su questi due aspetti. Tuttavia, se ci si limita a queste valutazioni, non si può conoscere l’effetto di tale cura sul funzionamento globale dell’individuo (la Salute) soprattutto a lungo termine.

L’ARTE

L’Arte è l’aspetto della “medicina” che permette al dottore di applicare quel metodo scientifico a quello specifico paziente, in base all’esperienza di quel dottore, con quel tipo di paziente. È importante ricordare che le persone non sono fatte in serie e quindi ciascuna può reagire in maniera molto diversa allo stesso stimolo o alla stessa “medicina”.

LA FILOSOFIA

La Filosofia ci indica la strada da seguire a seconda della premessa da cui partiamo, cioè la motivazione.

Un esempio: se l’obiettivo è uccidere il virus dall’esterno, la Filosofia che stiamo seguendo è una filosofia che indica l’agente patogeno come causa della malattia, e quindi il metodo scientifico applicato sarà quello di trovare una sostanza che uccida l’agente patogeno.
Se invece l’obiettivo fosse quello di rendere l’organismo resistente agli agenti patogeni a cui tutti siamo quotidianamente esposti, allora la Filosofia diventerebbe una filosofia basata sulla cura del “terreno” e il metodo scientifico applicato sarebbe quello di lavorare sulla Salute della persona, cioè sulla capacità di difendersi e di eliminare naturalmente gli agenti patogeni dall’interno piuttosto che dall’esterno.
In Chiropratica, soprattutto nell’insegnamento delle scuole europee, la parola Filosofia è quasi diventata sinonimo di non-scientificità. La Chiropratica nasce nel 1895 a Davenport, Iowa, un paesino minuscolo e allora sperduto, in uno degli stati non particolarmente conosciuti degli Stati Uniti d’America, e arriva a essere diffusa e riconosciuta in tutto il mondo, con poche eccezioni. Questo successo e questa divulgazione sono dovuti senz’altro ai risultati incredibili ottenuti della professione, ma anche alla tenacia e alla capacità di parlare di Filosofia chiropratica di B.J. Palmer, figlio di D.D. Palmerscopritore” della Chiropratica. B.J. scrisse moltissimi testi di Filosofia Chiropratica e istituì due titoli postuniversitari che il Doctor of Chiropractic avrebbe dovuto conseguire dopo il dottorato per continuare con la sua preparazione accademica e “scientifica”. Questi titoli sono l’LCP (Legion of Chiropractic Philosopher)
e il DPhCS (Diplomate in Philosophical Chiropractic Standards).

Personalmente per molti anni ho pensato che questo fosse solo un discorso ipotetico, cioè puramente ideologico. Col progredire della mia carriera professionale e della mia esperienza clinica mi sono invece reso conto che è esattamente il contrario. La professione mi ha portato alla consapevolezza che per essere dei bravi “scienziati” bisogna essere molto ferrati e stabili nella propria filosofia. Sono proprio i più grandi scienziati, a partire dallo stesso Einstein, che insegnano come la filosofia ci permetta di congetturare partendo da ciò che conosciamo, ipotizzare spiegazioni ed effettuare esperimenti che al momento vanno oltre le conoscenze e le capacità di misurazione.

Un esempio è il concetto dei buchi neri. Le prime ipotesi sull’esistenza dei buchi neri vennero fatte osservando il comportamento e le traiettorie di orbita dei grandi corpi astrali. La presenza di questi “buchi neri” non poteva essere né vista né quantomeno misurata direttamente con i metodi classici disponibili.

“L’essere umano non può fare a meno di avere una filosofia.
L’unica scelta è se decidere consciamente quale filosofia seguire oppure
se lasciare che il bombardamento mediatico e le esperienze giornaliere
la determinino senza la nostra consapevolezza”.

Un esempio è il concetto dei buchi neri. Le prime ipotesi sull’esistenza dei buchi neri vennero fatte osservando il comportamento e le traiettorie di orbita dei grandi corpi astrali. La presenza di questi “buchi neri” non poteva essere né vista né quantomeno misurata direttamente con i metodi classici disponibili.

Bene, con la stessa “filosofia” B.J. Palmer ha ipotizzato il concetto di Sublussazione Vertebrale, ha utilizzato il meglio della scienza dell’epoca per cercare di visualizzare questa entità patologica utilizzando la più recente scoperta dell’epoca cioè la Radiografia fatta a tutta la colonna in veduta unica con il paziente in posizione eretta, e ha cercato di misurarla utilizzando un nuovo strumento studiato e introdotto dal dottor Palmer: il “Nervoscopio”. Questo strumento è in grado di misurare la temperatura relativa di ciascun lato della colonna paragonandolo al lato opposto. Dal confronto di queste misurazioni si ricava uno schema tipico per ciascun paziente e si determinano le velocità di variazione di ciascuna misurazione. B.J. dedicò la sua vita professionale alla creazione di uno strumento in grado di misurare e quantificare la Sublussazione Vertebrale. Ricordiamo che in Chiropratica la Sublussazione Vertebrale è considerata l’interferenza all’espressione dell’Intelligenza Innata dell’individuo.

In base alla filosofia di medicina allopatica a cui tutti siamo abituati dalla nascita, è assolutamente comprensibile che questi due strumenti allineati alla filosofia chiropratica vengano considerati entrambi non-scientifici, ma assolutamente assurdo in base a quei concetti di Filosofia chiropratica che hanno portato questa straordinaria professione da Davenport, Iowa, a tutto il mondo.

Vorrei fosse chiaro che non critico questo paradigma perché innegabilmente la capacità di eliminare un agente patogeno è di beneficio alla sofferenza della persona. Vorrei che fosse anche chiaro, tuttavia, come questa filosofia non tenga in considerazione il funzionamento globale dell’individuo e quindi non migliori necessariamente il funzionamento della persona nella sua completezza, cioè la sua Salute.

Riassumendo vorrei concludere citando liberamente Ayn Rand, la quale ci dice che l’essere umano non può fare a meno di avere una filosofia, l’unica scelta è se decidere consciamente quale filosofia seguire oppure se lasciare che il bombardamento mediatico e le esperienze giornaliere la determinino senza la nostra consapevolezza.

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